Ho incontrato Pietro Tenuta, in arte Maniaco d’Amore, in una fredda giornata di novembre, da Zandegù. Pietro ha 25 anni, è di Torino ed è grafico e illustratore.

Pietro trova romantica la metropolitana, ha un amore smodato per i bugiardini dei medicinali, tantissimi tatuaggi (alcuni che rappresentano la mamma e la sorella), una chioma di capelli lunghissimi e due occhi azzurri e penetranti. È giovane e appassionato e molto pragmatico.

Lo conoscevo già, solo di fama, perché l’avevo intercettato su Instagram, dove ha un seguito fortissimo. Sul suo profilo @maniacodamore  posta immagini “romantiche e carnali” come le definisce lui. Partiamo proprio da Instagram.

Tu hai molto successo online: come te la vivi?

Sì, è vero. Però non mi sento pieno di me, anzi quando le persone online apprezzano i miei lavori mi stupisco, mi sembra una cosa nuova. Tutti i complimenti che ricevo li apprezzo.

A volte però penso che ci sia una visione sbagliata dei social da parte dei giovani, come potevo averla io stesso 3 anni fa. [Pietro intende che se hai tanti follower, le persone dall’esterno pensano che tu sia quasi una rockstar N.d.A.] Le persone ti chiedono tanto, fanno affidamento su di te, ti scrivono. Io però sono esattamente come loro, anche io ho le mie paure e insicurezze in questo campo. Quando sei su Instagram, è bene ricordarsi che i follower sono come i soldi del Monopoli. È il messaggio che dai agli altri che conta, il valore aggiunto che porti alle persone attraverso le tue foto, o le tue opere.

Quando hai iniziato a disegnare?

Fin da quando ricordo. Mia mamma disegnava, per me e mia sorella, i libri della Disney, come La Bella e la Bestia. Erano bellissimi, sembravano stampati. È uno dei miei primi ricordi ed è stato un ottimo imprinting.

E poi?

Ho studiato all’Albe Steiner di Torino come grafico pubblicitario e fin da ragazzino quel mondo mi piaceva davvero. Alle medie sono venuti a presentarci la scuola e io ho pensato: “Cavolo, io voglio fare quel lavoro lì”. La grafica è il mio lavoro tuttora, l’illustrazione è arrivata dopo.

 

Beh, avevi già le idee chiarissime fin da giovane!

In realtà, da molto piccolo volevo fare il barista, perché si interfaccia con tante persone. Quando ero bambino andavo in un bar dove c’era questo signore che mi faceva dei giochi di magia e io lo adoravo, adoravo quella confidenza, quel mondo. Io dal vivo sono timido, sono un diesel, faccio fatica quando sono in mezzo a un gruppo. Mi dicono: “Sei muto, non parli?”.

I social sono diventati un po’ il mio bar, la mia finestra sul mondo, dove posso parlare liberamente.

 

Dopo l’Albe Steiner, invece?

Ho lavorato coi bimbi per 4 anni, due anni mentre ero ancora a scuola, lo facevo come volontario. E 2 in un centro sportivo, come animatore.

Poi ho iniziato, un po’ per caso, grazie a un’ex compagna di scuola, a lavorare in agenzia e nel frattempo ho cominciato anche il mio apprendistato come tatuatore in uno studio molto famoso di Torino. Oggi l’esperienza nello studio di tatuaggi è terminata, ma in ogni lavoro che faccio cerco di portare qualcosa di me, i miei libri, le mie idee.

Perché amore e natura sono tematiche per me fondamentali. Mi piace l’anatomia e le cose che non si vedono sempre, quelle che bisogna fermarsi un secondo a riflettere, per capirle. Per non esprimere giudizi a caldo.

Cosa ti piace del tatuaggio?

Del tatuaggio mi piace il dolore e il fatto che posso essere il mio album da disegno preferito. E mi ci trovo bene, mi piace vederli, mi piace portare qualcosa con me per sempre.

Ma veniamo all’illustrazione. Mi parli di Maniaco d’Amore?

Maniaco d’Amore, come profilo su Instagram, nasce nel 2017.

Prima, avevo il mio profilo con sopra disegni e foto. Avevo anche delle pagine Facebook con i miei disegni, ma tutte con nomi diversi: Pit, Porno Romantic, Vagabondo Sognatore. Tanta confusione. Poi, parlando con Marta Pavia (nota in rete come @zuccaviolina), mi ha suggerito di avere un nome univoco su tutti i canali. E nello stesso periodo ho pensato di iniziare a seguire una linea stilistica precisa per i disegni che pubblicavo online.

Il nome nasce da una storia incredibile, che risale al 2016. Ero a San Salvario un po’ brillo e mi sono appoggiato a questo portone. Ho alzato gli occhi e ho visto un campanello che diceva “Maniaci / D’Amore”.

Cercavo proprio un nome che rappresentasse sì l’amore, ma anche il fatto che, quando diventa eccessivo, porta alla maniacalità. Maniaco d’Amore rappresenta la dualità dei miei soggetti, romantici e un po’ carnali. Quando cercavo quindi un nome per il profilo, mi è tornata in mente questa storia e mi pareva perfetta.

Instagram: l’approccio col quale lo coltivi è di tipo lavorativo o spontaneo?

Sempre più lavorativo, perché DeAgostini mi ha chiamato per un libro, ho illustrato un libro per sei poetesse, poi magari mi chiamano per un’illustrazione su commissione per una rivista…

Non sempre riesco a stare sul pezzo. Certi mesi non ho pubblicato per settimane perché non lo sentivo e non volevo pubblicare un post a caso, come se fosse un obbligo.

Oggi invece cerco di postare almeno un’illustrazione a settimana, in modo più organizzato.

Prima mi hai detto che sei molto timido. Come mai allora tutto questo sesso nei disegni?

Perché amore e natura sono tematiche per me fondamentali. Mi piace l’anatomia e le cose che non si vedono sempre, quelle che bisogna fermarsi un secondo a riflettere, per capirle. Per non esprimere giudizi a caldo.

In generale, cerco sempre oggetti e suggestioni nuove da inserire nei miei disegni. E trovo che gli oggetti di uso quotidiano mi diano più idee. Tra l’altro, con soggetti del genere, le persone si relazionano meglio, si riconoscono. Ci sono immagini dalle quali non riesco a separarmi e così nascono i miei disegni.

Cosa vorresti che le persone provassero guardando le tue opere?

Vorrei che le persone si tranquillizzassero, che è lo stato mentale in cui sono quando disegno.

Il tuo stile è cambiato negli anni?

Un sacco! Prima disegnavo solo in bianco e nero. Disegnavo come un tatuatore, con linee e puntini. I soggetti invece erano simili a quelli di oggi: fiori, profili di donne, balene. Poi un giorno è uscita quest’illustrazione con del rosa e dell’azzurro, dei colori che mi ricordano i fiocchi delle nascite dei bimbi. Oggi uso quei due colori e la matita (digitale).

Il digitale mi piace perché offre tante possibilità, posso correggere subito gli errori. Posso vedere la forma del disegno e poi sporcarlo piano piano.

Pietro, dai un consiglio a chi inizia a fare il grafico/illustratore?

Fai. Fai. E stringi tante mani. Conosci gente, entra in contatto con chi ha la tua stessa visione.

Nei tuoi sogni più folli cosa vorresti fare?

Fare un libro, anche se non so ancora bene cosa. Mi piacerebbe illustrare storie brevi, o magari i racconti della buonanotte per i bambini. O qualcosa legato all’amore. L’altro giorno ho avuto un’idea. Stavo per farmi un panino col pane in cassetta. Ho tastato il fondo del sacchetto ed era rimasto solo il “culo”. E nessuno lo vuole di solito. Nella mia testa, il sacchetto è una relazione. Invece le due estremità sono due amanti. E le fette in mezzo sono i problemi che li separano. Ma i due antipodi sono destinati a incontrarsi. Affette d’amore.

Ciao, sono Marianna, sono molto miope, faccio tantissime battute (spesso sotto forma di metafore incomprensibili ai più) e sono la titolare di Zandegù.

Ho uno spirito da stand-up comedian nascosto sotto la scorza di un panzer. Con me si lavora duro, si ottengono risultati concreti, ma sempre col sorriso.

Mi occupo di creare strategie di content marketing per aziende e freelance e insegno comunicazione.

Ho lavorato con: CRT Master dei talenti, IED Torino, Camera di Commercio di Torino, Trentino Social Tank, Impac Hub Trento, Weekhand, Weekendoit, Comò Lab.

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