SPUNTI(NI)#6: FEDERICA FABBIAN

4 febbraio 2026 - illustation

Ciao Federica! Sei al lavoro da ore e ti si incrociano gli occhi. Che spuntino ti concedi?

Nel pomeriggio, quando mi prende la fame, partono quasi sempre taralli o crostini di pane, quelli da zuppa o da insalata. Per sentirmi davvero soddisfatta lo spuntino deve scrocchiare, altrimenti non vale.

Merenda a parte, per quante ore al giorno vesti i panni dell’illustratrice?

Cerco di rispettare orari abbastanza regolari, come se lavorassi in ufficio: dalle 9 a mezzogiorno e poi dalle 14 alle 18. Ho calcolato il mio cronotipo e ho scoperto di essere della categoria “terzi uccelli”, quindi rendo di più a tarda mattinata e nel tardo pomeriggio. Questo crea qualche conflitto con il mio cane, perché proprio quando io inizio ad andare come un treno, verso le 17, lui comincia a fissarmi per ricordarmi che è ora di uscire.

Da chi hai preso spunto per il tuo primissimo disegno?

Sicuramente dai film Disney: io super fan di tutte le principesse. Fermavo le VHS e copiavo i personaggi direttamente dallo schermo. La videocassetta de La Bella e la Bestia l’ho praticamente consumata.
Alle medie poi ho avuto un’insegnante fantastica che ci faceva copiare le opere degli artisti. Mi sono innamorata di Modigliani: con pochissime linee riusciva a trasmettere una sensualità incredibile. L’ho portato anche alla tesina di terza media, ero fierissima di quel disegno. Chissà se esiste ancora… ma forse è meglio lasciarlo nei miei ricordi da quattordicenne.

E ora invece, chi ti piace?

Qui potrei andare avanti ore, ma dico Malika Favre, Jaques & Lise, Tom Haugomat, Tania Yakunova… e tanti altri.

C’era una volta la pagina bianca: ti spaventa? Da cosa inizi, come nasce una tua illustrazione?

Il foglio bianco non mi spaventa, per me è un mare di possibilità.
Quando disegno per me, tutto nasce da un bisogno di tirare fuori emozioni: spesso le mie illustrazioni sono lo specchio di quello che sto vivendo, una specie di diario visivo. Quando invece lavoro su commissione parto sempre dalle parole: appunti, mappe mentali, frecce ovunque e schizzi bruttissimi che capisco solo io.

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Cosa ascolti (o guardi!) mentre sei al lavoro?

Nella fase iniziale, quella creativa in cui devo tirar fuori le idee, ho bisogno di silenzio assoluto. Quando invece passo alla parte più esecutiva divento una divoratrice di podcast. Mi piacciono quelli di inchiesta, le storie raccontate bene (Pablo Trincia su tutti), l’attualità e la psicologia . In alternativa musica italiana, che canto malissimo da sola in studio.

Ti fanno più paura gli squali, i ragni o l’intelligenza artificiale?

Posso dire i ratti?
L’intelligenza artificiale, in realtà, non mi spaventa tantissimo. So che è un processo inevitabile e che cambierà molti lavori, ma non credo potrà mai sostituire la creatività. Forse anche per questo sento sempre più il bisogno di tornare al tradizionale, alla materia, all’imperfezione. Ho questo buon proposito di dipingere di più… ora che l’ho scritto nero su bianco non posso più scappare.

Marie Kondo sarebbe fiera della tua scrivania, o il tuo piano di lavoro è punk come insegna ZeroCalcare?

Dentro sono decisamente Marie Kondo. Se c’è troppo caos non riesco a lavorare, prima devo sistemare tutto. “Un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto” è il mio mantra. Il problema è che in questo momento ho troppe cose e poco posto.

Da oggi entrano nel catalogo illustation 7 tue nuove illustrazioni. Qual è quella che al momento ti rappresenta di più? Ti va di raccontarcela?

Anche se Dialogue racconta molto bene la mia vita con Rollo, direi che quest’anno la mia illustrazione guida è Play your own music. C’è una ragazza che usa una corda dell’arpa non per suonarla, ma per lanciarsi. Per me significa questo: trovare il proprio modo di stare al mondo. L’arpa è tua, e sei tu a decidere cosa farne.

Se Play you own music fosse una canzone, quale sarebbe?

Pazza di Loredana Berté. Non fatevi ingannare dall’arpa: questa illustrazione è rock.