SPUNTI(NI)#7: DAVIDE BONAZZI

5 marzo 2026 - illustation

Ciao Davide! Sei al lavoro da ore e ti si incrociano gli occhi. Che spuntino ti concedi?

Frutta fresca, frutta secca, a volte una fetta di pane con burro di arachidi o uno yogurt.

Merenda a parte, per quante ore al giorno vesti i panni dell’illustratore?

Di solito dalle 9 alle 18:30 circa, a meno che non ci sia qualche urgenza che mi costringe a lavorare anche di sera. In realtà l'illustrazione entra nei miei pensieri anche quando guardo un film, o faccio una passeggiata, o sono in vacanza. Anzi, forse è proprio in questi i momenti che posso pensare all'illustrazione in modo più rilassato e libero.

Da chi hai preso spunto per il tuo primissimo disegno?

Non saprei, probabilmente ho preso spunto da qualche animale visto sui libri. Gli animali sono sempre stati una mia passione.

E ora invece, chi ti piace?

Tantissime cose di tantissime epoche diverse. Ultimamente mi piace molto vedere i disegni di viaggio degli illustratori, come quelli di Christoph Niemann o di Quelchevale.

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C’era una volta la pagina bianca: ti spaventa? Da cosa inizi, come nasce una tua illustrazione?

Ho sempre visto la pagina bianca come un'opportunità piuttosto che un problema. Quando inizio un lavoro mi sento libero di riempire il foglio con tutto quello che mi passa per la testa, parole chiave, frasi, scarabocchi. Quando ho individuato qualche buona idea, passo dalla carta al digitale per dare una forma coerente agli schizzi a matita. Da qui all'illustrazione finita il passo è relativamente breve.

Cosa ascolti (o guardi!) mentre sei al lavoro?

Ascolto soprattutto podcast e film, ma solo quando un progetto al quale sto lavorando è ben avviato. Non so come farei senza i podcast di storia, di attualità, di inchiesta, di sport... sono dei veri e propri compagni di viaggio. Invece quando devo farmi venire le prime idee ho bisogno di silenzio.

Ti fanno più paura gli squali, i ragni o l’intelligenza artificiale?

Mi spaventano le conseguenze sociali e ambientali legate a uno sviluppo sregolato dell'intelligenza artificiale. La tecnologia in sé è potente e affascinante, ma per il momento non ho fiducia nelle organizzazioni che la stanno sviluppando. Per non parlare dell'intelligenza artificiale generativa applicata all'arte, basata sullo sfruttamento da parte di compagnie mega miliardarie di dati e proprietà intellettuale senza consenso degli autori.

Marie Kondo sarebbe fiera della tua scrivania, o il tuo piano di lavoro è punk come insegna ZeroCalcare?

La mia scrivania è abbastanza ordinata, il problema sono le cassettiere... traboccano di roba inutile, o di cose utilissime che non trovo mai quando mi servono!

In attesa della tua mostra “Quante storie” che inaugura il 12 marzo, Qual è la “storia” che hai illustrato recentemente a cui sei più legato? Ti va di raccontarcela?

Visto che siamo in tema ti dico proprio l'immagine realizzata ad hoc per la mostra, che è un omaggio alla città di Torino. Il fiume che l'attraversa diventa una sciarpa al collo di una ragazza a passeggio con il suo cane. Ho vissuto a Torino per qualche tempo e le passeggiate sul lungo Po sono la cosa che mi manca di più di questa bellissima città.

Se Comfort Zone, una delle tue illustrazioni più apprezzate, fosse una canzone, quale sarebbe?

"Ce matin-là" degli Air.