SPUNTI(NI)#8: ISABELLA CONTI

2 aprile 2026 - illustation

Ciao Isabella! Sei al lavoro da ore e ti si incrociano gli occhi. Che spuntino ti concedi?

Il mio metodo di pittura segue molto la natura fisica delle cose - acqua, colore, temperatura.

La mia pausa è una ricompensa a opera terminata, un the e un pezzettino di cioccolato.

Merenda a parte, per quante ore al giorno vesti i panni dell’illustratrice?

In realtà non smetto mai.

Ho un altro lavoro, impegnativo, che toglie la maggior parte del tempo che posso dedicarmi, però ho una dipendenza dal bello e dall’arte.

Da chi hai preso spunto per il tuo primissimo disegno?

Sicuramente da Michelangelo Buonarroti e Vincent van Gogh.

Mia nonna aveva un libro bellissimo con le immagini delle sculture e gli affreschi di Michelangelo, che mi affascinava profondamente.

Poi, a sette anni, la maestra ci diede un’immagine e ci chiese di scrivere una storia: quella scelta per me era “Camera d’artista” di Vincent Van Gogh.

E ora invece, chi ti piace?

Sono moltissimi, gli artisti che mi ispirano maggiormente sono quelli che lavorano sul non detto. 

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C’era una volta la pagina bianca: ti spaventa?

Onestamente sì, ma un maestro giapponese mi ha insegnato che tra cuore e mano c’è una strada, e mi ha insegnato a percorrerla, senza paura.

Cosa ascolti (o guardi!) mentre sei al lavoro?

Bjork, Jeff Buckley, Verdena, Radiohead, Cocteau Twins e Nina Simone.
Da Mozart a Richter, tutto d’un fiato. 

Ti fanno più paura gli squali, i ragni o l’intelligenza artificiale?

Gli squali li evito, i ragni li sposto.
L’intelligenza artificiale, la osservo.

Marie Kondo sarebbe fiera della tua scrivania, o il tuo piano di lavoro è punk come insegna Zerocalcare?

Punk, sicuramente.

Da oggi fanno il loro ingresso nel catalogo illustation 11 tue nuove illustrazioni. Qual è l’opera che al momento ti rappresenta di più?

Ho appena compiuto mezzo secolo e penso che “fiume” sia quella che più mi descrive: racconta la distanza, tra ciò che eravamo, ciò che volevamo diventare e ciò che siamo.

Se "Fiume" fosse una canzone, quale sarebbe?

“Place to be” di Nick Drake.
Mi piace perché racconta un luogo che non è un luogo.
Due persone nello stesso paesaggio, ma ognuna immersa nel proprio istante.