Da chi hai preso spunto per il tuo primissimo disegno?
Impossibile ricordarlo, disegnavo tanto (come tutti i bambini), ma sicuramente vivevo in una casa piena di stimoli visivi: i libri di Rodari che leggevo erano spesso illustrati da un gigante, Bruno Munari, i miei ci compravano “L’illustrazione dei piccoli”, dove trovavo le storie coloratissime di Altan, mio padre collezionava la rivista Linus e sono quindi cresciuta anche tra i fumetti (una perla a molti sconosciuta: “Bloom County”), le pareti erano piene dei poster di mostre di Picasso, Kandinsky, Mirò, e avevamo perfino una litografia di Guttuso che mi affascinava molto.
E ora invece, chi ti piace?
So che è banale ma Picasso mi ha sempre emozionato. Amo molto l’ultimo periodo di Matisse, i collage dai colori forti e vibranti. Poi alcune avanguardie del ‘900, come il suprematismo russo. Depero che fu artista e illustratore capace di sintesi. Munari, che è per me un maestro nel metodo giocoso che cerco di seguire quando compongo e accosto forme e colori. Nel campo dell’arte contemporanea, davvero tanti, sinceramente difficile scegliere! Tra i tanti, scelgo e consiglio Jesse Jacobs, creatore inesauribile di esseri assurdi. Regalo spesso i suoi libri agli amici.
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