SPUNTI(NI)#9: CAMILLA FALSINI

6 maggio 2026 - illustation

Ciao Camilla! Sei al lavoro da ore e ti si incrociano gli occhi. Che spuntino ti concedi?

Se mi sento salutista, un kefir (rigorosamente fatto in casa), se mi sento affamata, quello che trovo in frigo, e senza paura affronto anche pane e salame.

Merenda a parte, per quante ore al giorno vesti i panni dell’illustratrice?

Tante. Ma se non ho scadenze assurde cerco sempre di non andare oltre le 18 di sera, il relax è sacro.

Da chi hai preso spunto per il tuo primissimo disegno?

Impossibile ricordarlo, disegnavo tanto (come tutti i bambini), ma sicuramente vivevo in una casa piena di stimoli visivi: i libri di Rodari che leggevo erano spesso illustrati da un gigante, Bruno Munari, i miei ci compravano “L’illustrazione dei piccoli”, dove trovavo le storie coloratissime di Altan, mio padre collezionava la rivista Linus e sono quindi cresciuta anche tra i fumetti (una perla a molti sconosciuta: “Bloom County”), le pareti erano piene dei poster di mostre di Picasso, Kandinsky, Mirò, e avevamo perfino una litografia di Guttuso che mi affascinava molto.

E ora invece, chi ti piace?

So che è banale ma Picasso mi ha sempre emozionato. Amo molto l’ultimo periodo di Matisse, i collage dai colori forti e vibranti.  Poi alcune avanguardie del ‘900, come il suprematismo russo. Depero che fu artista e illustratore capace di sintesi. Munari, che è per me un maestro nel metodo giocoso che cerco di seguire quando compongo e accosto forme e colori. Nel campo dell’arte contemporanea, davvero tanti, sinceramente difficile scegliere! Tra i tanti, scelgo e consiglio Jesse Jacobs, creatore inesauribile di esseri assurdi. Regalo spesso i suoi libri agli amici.

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C’era una volta la pagina bianca: ti spaventa? Da cosa inizi, come nasce una tua illustrazione?

Sì mi spaventa, mi sento sempre rassicurata quando qualche forma inizia a vedersi, anche se in genere prima di iniziare ho in mente una composizione abbastanza definita (che ovviamente poi volte è diversissima dal risultato finale a cui arrivo tra mille prove e tentativi finché non non guardo e dico: adesso sì.)

Cosa ascolti (o guardi!) mentre sei al lavoro?

Ascolto tanta musica (dal punk all’elettronica passando per mille altri generi, in questo periodo sia io che mio figlio siamo fissati con la band rap irlandese Kneecap), molti podcast su temi di attualità, storia, cultura generale, oppure, se non riesco a scegliere, ascolto per ore la BBC, sempre sperando di migliorare il mio inglese.

Ti fanno più paura gli squali, i ragni o l’intelligenza artificiale?

Diciamo che gli squali è difficile incontrarli, i ragni (se non giganteschi) mi stanno simpatici, l’AI è invece ormai pervasiva. Non mi spaventa per alcune cose, per le quali potrebbe davvero migliorare la vita, ma per tante altre sì e molto: tutto l’ambito creativo, e come ci stiamo abituando a chiedere tutto a “lei” (io la immagino donna, probabilmente perché in italiano la parola “intelligenza” è femminile) accontentandoci dei suoi riassuntini, senza mai andare a fondo davvero. In questo periodo sto leggendo alcuni brani dai filosofi del ‘900 che si occuparono della “questione della tecnica”… avevano predetto tutto, soprattutto Anders nel il suo “L’obsolescenza dell’uomo”.

Marie Kondo sarebbe fiera della tua scrivania, o il tuo piano di lavoro è punk come insegna ZeroCalcare?

Di solito è una sana via di mezzo, talvolta diventa stile Kondo quando riordino, o punk quando lavoro tanto e non ci penso. 

Da oggi entrano nel catalogo illustation 10 tue nuove illustrazioni. Ce n'è una che al momento ti rappresenta di più? Ti va di raccontarcela?

Forse quella nata per raccogliere fondi per Gaza tramite alcune mostre, a cui hanno partecipato tantissimi illustratori italiani (disponibile sul sito di Caracol) Ho cercato di essere positiva e di creare un’immagine non dolorosa o angosciante, ma non è stato facile. Ci tengo particolarmente a quell'immagine proprio per il motivo per cui è nata, per quello che rappresenta. Inoltre la palette, ispirata ovviamente alla bandiera palestinese, mi ricorda un libro che ho amato tantissimo da piccola, illustrato appunto da Bruno Munari solo col verde, il rosso e il nero.Verde e rosso sono colori complementari e, se accostati, vibrano e nell’occhio ognuno richiama l’altro.

Se "Road to Gaza" fosse una canzone, quale sarebbe?

Una canzone di lotta. Oppure questa :)